Non sapendo da dove cominciare per mettere ordine, sfioro i libri sugli scaffali facendo un rapido inventario mentale. Per vedere cosa si nasconda in seconda fila, afferro una decina di tascabili con entrambe le mani e li poso sul tavolino - dimora fissa di un mini mappamondo, una boccia piena d'acqua con ninfea di plastica e una scatola di flashcard d'ideogrammi cinesi bella ritta tra un angelo musicista e una sdegnosa fatina bruna tutta intenta a contemplare una grande margherita gialla.
Mentre sorvolo la libreria con lo sguardo, un volumetto all'estremità destra dello scaffale al centro sembra chiamarmi. Allungo il braccio in alto verso il "reparto inglese" ed ecco farsi avanti William Blake, che subito mi sottopone una domanda dal suo Pickering Manuscript:
"Father, O Father ! what do we here
In this Land of unbelief and fear?
The Land of Dreams is better far,
Above the light of the Morning Star."
"Padre, o Padre! cosa facciamo qui
in questa Terra in cui non si crede e si ha paura?
Il Paese dei Sogni è molto più bello
lassù sopra la luce della Stella del Mattino."
Il quesito è fin troppo attuale, lecito ed umano; ma non è indugiandovi che quella Stella si smuoverà dal suo cielo. Non perché sia sorda e impietosa - penso fra me e me: bensì semplicemente perchè le stelle non capiscono i lamenti e la tristezza, situazioni troppo lontane dal loro perenne splendore.
Lassù parlano una lingua completamente diversa, una lingua che vibra sulla lunghezza d'onda della gioiosa forza creatrice dell'immaginazione.
Mr. Blake non dice nulla. Si limita a rammentarmi la conclusione del suo Libro di Thel, quella oltre il testo: il disegno finale in cui tre bambini cavalcano allegri un enorme serpente, simbolo della Paura da loro dominata. Blake amava la commistione di immagini e poesia.
Io vedo in questi tre bimbi le persone che, attraverso la difficile alchimia di fermezza e gioia, diventano quotidianamente piccoli soli, stelle del mattino. I saggi gioiosi.
Un'arte difficile, quella della gioia... Ma siamo circondati da ottimi maestri, sembra suggerirmi Karl Lubomirski due scaffali più in basso, mentre mi parla dei fiori della sua città:
Un'arte difficile, quella della gioia... Ma siamo circondati da ottimi maestri, sembra suggerirmi Karl Lubomirski due scaffali più in basso, mentre mi parla dei fiori della sua città:
Nella mia città cresce un prato,
dove i fiori credono
che la foschia sia luce,
i gas di scarico aria
e sorridono.
In meiner Stadt liegt ein Rasen
da meinen die Blumen
Dämm'rung sei Licht
Abgase Luft
Lungi dall'essere piccoli esseri passivi, questi fiori - tutti i fiori - padroneggiano la forza dirompente dell'immaginazione caldamente sostenuta dal Bardo inglese, incarnano l'accettazione gioiosa che trasforma la realtà e traccia la strada verso la Terra Promessa descritta da Lubomirski in brevissimi versi:
Là,
dove le macchine
s'inchinano ai fiori.
Wo Maschinen
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